#Acqua

L’ho visto in Austria, Slovacchia, Ungheria, Serbia, neanche la metà degli Stati solcati. Ho immaginato le sue acque uscire dai ghiacci e sbucare dalla foresta più fitta che si conosca in Europa. Ricongiungersi dove la lingua parlata a monte cambia accento. Viaggiare per secoli, a est e a sud, fra villaggi e città abitate da razze bionde che van man mano scurendosi come l’acqua. Ne ho letto dei cadaveri riversativi dalle guerre, trent’anni, Napoleone, le cavallerie e le artiglierie, i panzer, le diverse divise prima colorate poi mimetiche. Ne ho letto di uomini e donne trascinati dalle sue acque in piena, dei campi alluvionati e i raccolti distrutti. Gli stessi uomini e donne, le stesse terre a cui ha dato la vita. Una foto lo immortalava ghiacciato, a Vienna. Un ricordo sfondare gli argini di una città che mi ha ospitato. Quell’acqua cambiare colore, marrone, verde, blu, arancio, scorrere rapida o calma. Placarmi seduto prima di andarmene, su quella sponda ordinata, unico tratto verde tra le colate di cemento, unica fuga verso il mare, caldo, centinaia e centinaia di chilometri per quel verso. Ritrovarvi pace, conciliarmi col mio passato, col presente e col tempo a venire, con le persone che già avevo perso, con quelle che avrei lasciato lì, su quelle sponde. Che poi si sarebbero sparse chissà dove, per ricongiungersi a valle, dove la fine è un nuovo inizio che si perde oltre le possibilità dei nostri sensi.

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