#Laprimaneve

Ricordo il giorno in cui cadde, a Roma, la prima neve. Non era un giorno come un altro. Era, innanzitutto, il giorno che avrebbe sancito il mio passaggio alla maggiore età, e quella sera stessa avrei festeggiato in grande sfarzo l’evento coi miei amici più cari.

Non era solito nevicare a Roma d’inverno (né lo è tuttora) ma, quella volta, piovvero l’intera mattina teneri e sottili fiocchi bianchi, che meravigliarono gli occhi e destarono i sorrisi dei cittadini increduli della Capitale. E fu in un certo senso un evento, appunto, capitale: lo fu per me che la vidi per la prima volta da quando ero venuto alla luce in questo mondo.

Mai mi sbalordivano, infatti, le infinite distese del mare; tantomeno mi colpivano gli sconfinati paesaggi contadini o montani che scorgevo nei miei transiti stagionali. Essi in me non toccavano le corde della mente e del cuore se non in superficie, in quanto non rappresentavano, per me, nulla di nuovo. Perlopiù, potevo ammirarne la bellezza e gratificare l’animo in tale contemplazione. Tuttavia, non potrei dimenticare la sensazione, e il sentimento, profondi destatimi da quell’apparizione.

Fu come un’epifania divina, giacché un alcunché di sacro si mostrò a me a rivelarmi qualcosa di segreto e di estremamente importante, un messaggio del cielo. Incominciai a percepire il miracolo della Madre immortale che dona senza mai lesinare, della Natura nascosta che ognora e ovunque si manifesta agli uomini. Allora, soltanto allora, io divenni adulto.

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