#Terra

Il generale M. pensava al suo eroe condurre i suoi uomini, e morire nell’attacco ai fascisti in quella guerra combattuta settant’anni prima. Pensava al dolore e all’odio sopravvenuti alla morte di suo padre, alla sete del sangue per i nemici del suo popolo che era cresciuto col tempo coi racconti dei massacri, delle sevizie, degli stupri, dell’orrore di un campo di concentramento amministrato da un frate francescano.

Sete che ora stava per appagare.

Pensava alla gloria, ai soldi, al potere.

Fra quei monti verdi la città dell’argento era conosciuta fino ad allora per le terme dove donne fra le più belle d’Europa andavano a rinfrescare le proprie forme. E le donne e i giardini di quella località mineraria eran delizie di leggendaria fama.

I fiori ricoprivano quella grassa terra dove oggi sembra che le tombe siano state coltivate, a mo’ di vigna. Ma di vino non può trattarsi, perché gli ottomila uomini sepolti li sotto non ne bevevano.

Le donne per lo più violentate.

Era una calda estate, e il mondo stava facendo il bagno nelle ridenti località marittime a poche ore di macchina da quei monti. Gli olandesi volavano, mentre americani, francesi e inglesi facevan scarabocchi sulle mappe.

Gli Italiani, al loro solito, prendevano il sole.