#Infanzia

Quello era il piatto della minestra. Me lo ricordavo, quel piatto. Aveva un albero disegnato all’interno, sul fondo, così per arrivare a vederlo bisognava finire la pietanza, solitamente minestrone che col tempo si era anche raffreddato. Odiavo il minestrone.

Però mi ricordavo quanto mi sforzassi per finire tutta quella poltiglia solo per scoprire l’albero minuziosamente decorato, con tutte le foglie al posto giusto che variavano da un giallino chiaro fino ad un verde brillante, passavo poi ai rami arricciati che convergevano nel tronco beige. Era l’unico piatto del genere che possedevamo; mia madre, col tempo, mi confidò che l’aveva preso con i punti del supermercato.

Aveva i bordi sbeccati.

La sua esistenza non mi aveva cambiato nulla fino a quel momento. In circa dieci anni non mi era mai venuto in mente, chi può ricordarsi una cosina di quel genere?

Il ventisette dicembre mi aveva procurato gioia vederlo sulla tavola, una felicità contenuta, un sorriso appena accennato fra me e me. Nei giorni successivi me l’ero già quasi dimenticato.

Mia madre aveva lanciato un’imprecazione dalla cucina, qualche giorno dopo, io mi ero affacciata per vedere.

“Ho rotto un piatto.”

Guardai i cocci per terra, l’albero era spezzato in due.