#Lironiasocratica

Socrate, simile a un satiro, si aggirava furtivo per la città di Atene. Protagora, primo tra i sofisti, lo scorse e si avvicinò a lui per discorrervi.

“Che cosa cerchi, oh Socrate? Sembri un fanciullo che ha perduto la via.”

“Salute a te, Protagora, re dei retorici. Cercavo la risposta a una domanda. Desideri conoscerla?”

“Dimmi pure, se ciò ti aggrada.”

“Mi chiedevo: dove sono gli Dèi? Dentro di noi, così che possano guidarci, o intorno a noi, così che possano sfuggirci?”

“Ma la risposta è semplice: gli dèi non sono, e se sono, ci opprimono di dentro e di fuori.”

“Dunque tu ti senti oppresso, oh sapiente? E da cosa?”

“Dal pensiero di un sapere che non si può cogliere.”

“Ma, se lo cogli, la tua oppressione svanisce, dico bene?”

“Dici benissimo, abile dialettico.”

“E dimmi: questa impossibilità di cogliere, la intendi in generale, o solo per te stesso?”

“La intendo per me stesso innanzitutto, e poi anche in generale. Chi può infatti indagare ciò che non ha prova? Tu puoi farlo?”

“No, certo non posso. Eppure tu hai affermato che gli dèi non sono. Come puoi dire che essi non sono, se non vi è prova alcuna?”

“Hai ragione, non posso dirlo.”

“Bene. Noto che sei una persona intelligente, che sa ammettere l’errore. Come puoi asserire però anche: il pensiero degli dèi mi opprime, in quanto il loro sapere non si può cogliere? Su di loro infatti tu sostieni di sapere di non sapere; non solo, anche di non poter sapere nulla. Possiedi pertanto un sapere riguardo agli dèi. E ora: ti senti liberato?”