#Direttivo 0.2

Adamo e Giuseppe erano due fratelli.

Adamo,  maggiore di 10 anni, era cresciuto figlio unico. Aveva avuto successo a scuola, all’università, era entrato in una grande azienda dove si era fatto spazio.

Ordinato, metodico, sempre ossequioso delle autorità, aveva fatto carriera seguendo il buon senso e i consigli di chi la sapeva lunga.

Un mutuo ventennale, una moglie casalinga, due figli discoli e viziati, un’amante bruttina ma più giovane di dieci anni che gli consumava i risparmi nascosti.

Odiava gli zingari e credeva fermamente che la libertà fosse la più grande conquista umana, per cui cercava in ogni modo di non pagare le tasse.

Giuseppe a scuola non ci era andato volentieri, all’università aveva studiato con passione ma con risultati medi. Eppure se l’era cavata bene: aveva girato il mondo durante gli studi, e tornato in Italia aveva aperto con alcuni amici un cineclub, che nel giro di alcuni anni gli avrebbe assicurato uno stipendio dignitoso.

Mai sposato, ebbe due figli da due donne diverse. Le aveva amate entrambe e amava teneramente i figli, che però dovettero farsi strada nella vita potendo contare ben poco sull’affetto e le tasche paterne.

Faceva anche volontariato in un’associazione ambientalista, sottraendo tempo alle sue famiglie.

Poi un bel giorno arrivò un comico, e disse che Adamo e Giuseppe erano uguali.

Voi pensatela come volete. Tanto ormai è troppo tardi. Mancano due mesi Adamo ha già vinto.