#Angela

Angela era una bella ragazza siciliana. Lavorava nei campi e la sua vita le sembrava splendida. Erano in tanti e passavano le giornate a ridere e cantare. Il lavoro così sembrava meno duro. Intonavano i canti di paese. Iniziavano la strofa e subito dopo dall’altro campo i ragazzi la continuavano. Aveva intravisto Mario guardarla. I suoi occhi la cercavano tutti i giorni. E spesso trovavano due occhi che sorridevano. Un giorno le arrivò un foglietto. C’era scritto in un italiano approssimativo: “Io ti voglio sposare. Tu mi vuoi sposare?”

Alzò il capo, cercando Mario. Lo vide e lui sorrise. Avvampò. Ma annuì. Mise il biglietto tra i seni e iniziò a cantare. La serà trovò suo padre e il fattore che l’aspettavano.

“Angela, vidi che il signore qui presente sta a chiedere la tua mano per suo figlio Antonio che è a Roma. Io accettai questo onore. Ora siete ufficialmente fidanzati. Forza, bacia la mano a tuo suocero.”

Angela non si mosse. Mormorò solo: “Ma vossia lo sa che io manco lo conosco…”

“Non è importante. Il signore fattore ha garantito la tua serietà. Tanto mi basta per accettare.”

Oggi Angela è vecchia. Ha avuto tre figli, tutti sistemati. È rimasta sola in quel grande appartamento.

E ancora adesso sospira ogni volta che, seduta accanto alla finestra, legge un biglietto oramai sbiadito. “Io ti voglio sposare. Tu mi vuoi sposare?”

Fuori, Roma la guarda.