#LaFermata

Era una domenica sera uggiosa. Scorrevo le pagine del mio libro con disinteresse, quasi non fosse il mio. Chissà perché l’avevo acquistato quel thriller. Forse perché mi aveva colpito la copertina. Di certo avrei dovuto essere meno superficiale quel giorno in libreria. Il venticello ostile che proveniva da fuori aveva ormai raffreddato la mia tazza di cioccolata calda, costringendomi a forza ad alzarmi pesantemente dalla poltrona, diretta verso la finestra aperta. Prima di chiuderla, il mio sguardo si era posato su un ragazzo in smoking alla fermata del tram. Stava aprendo delicatamente la custodia di un violino. Nel deserto della strada, si accingeva ad intonare melodie d’altri tempi, timidamente celato dietro il suo strumento. Le sue mani non si fermavano al freddo della città. Continuavano imperterrite ad accarezzare le corde con un archetto danzante. Il silenzio s’era fatto musica e i miei pensieri pesanti del domani si erano accartocciati come fogli in un camino acceso. Piano piano tutti gli altri inquilini dei palazzi intorno si erano affacciati al balcone per lasciarsi accarezzare meglio da quei suoni. E i nostri sorrisi sognanti erano per quel ragazzo come un biglietto pagato per il suo concerto e ogni nota che ci regalava, era un segno d’orgoglio sul suo cuore.