#LapassionediCristo

Gesù Nazareno, detto il Cristo, s’incamminava a fatica verso il Golgota, il pesante legno sulle spalle, per esser crocifisso. La folla dei suoi fratelli ebrei – gli animi macchiati dall’odio per colui che aveva osato volere il rinnovamento della comune religione – lo insultava, gridandogli contro e sputandogli lungo la via che portava lì dove egli avrebbe finalmente compiuto la sua missione. I centurioni romani seguivano, severi, il solenne corteo, tentando di placare gli spiriti e di proteggere il condannato da quell’ira insensata. L’esito era inevitabile. Il popolo aveva infatti voluto la morte del rivoluzionario; il governo tentato di salvarlo nonostante la colpa (così innocua dinanzi alla loro grandezza), invano. Un pio uomo lo aiutò a trasportare la croce, alleggerendogli il giogo.

All’arrivo, venne legato mani e piedi alle travi, monito per tutti i fuorilegge, e issato in aria. Di fianco a lui, a destra e a sinistra, due ladri. L’uno chiese con astio: “Tu che sei il figlio di Dio, perché non ci salvi?”. L’altro rispose al suo posto: “Lascialo stare! Noi paghiamo per le nostre malefatte, ma lui che ha fatto di male?”, e volto a Gesù soggiunse: “se è vero quel che predichi, ricordati di me in paradiso”.

Giunto il tempo, dopo che molti pensieri erano andati e venuti, sollevò lo sguardo. Silenzio, solo dolore alle membra; dentro, una sofferenza indicibile. Rivolto al cielo, egli invocò: “Dio mio, perché mi hai abbandonato?”. Così, nell’ultimo istante, aveva perso la fede.