#Passionfruit

Una volta lessi da qualche parte che la passione può riferirsi a qualsiasi cosa.

Amelia era un architetto affermato e la sua professione ben remunerata le permetteva di dar sfogo alla sua passione, ossia quella di viaggiare. Incominciò a viaggiare da sola. Un bagaglio a mano, una macchinetta fotografica e delle cuffiette, questa era lei.

Simone invece aveva scelto la facoltà di ingegneria, ma niente gli trasmetteva gioia come armeggiare ai fornelli. Il suo piatto preferito era penne con gamberetti e zucchine, era un rito prepararlo a cena dopo un esame orale.

Federica aveva la passione per le farfalle. Aveva cominciato a disegnarle e a colorarle da piccola e da ragazzina ne aveva tappezzato la sua camera. Una volta compiuti diciotto anni si regalò un tatuaggio con una farfalla Macaone, a suo parere la più bella perché i disegni sulle ali le sembravano il manto di una tigre.

Giacomo era seduto ad un pub con un’amica la quale aveva ordinato un cocktail al passion fruit. “Non lo sapevi, questo frutto esotico risveglia la passione” – disse l’amica (chissà non fosse quello un modo per invitare Giacomo a divertirsi un po’ con lei).

In realtà Giacomo non aveva alcuna passione, né cercava di interessarsi a qualcosa. Era sempre stato così, apatico, ignaro della bellezza del mondo. Quella sera sorseggiava una birra, ma senza apprezzarla. Si promise che avrebbe preso una bottiglietta d’acqua naturale, se ci fosse andato di nuovo.