#Fuoco(Capitolo2)

Calò la notte.

Lo rivedemmo stravolto, gli occhi bagnati di lacrime mentre ci dava indicazioni su dove andare a mangiare, la voce soffocata dal pianto. E appena usciti sentimmo i boati. E da quelle montagne veniva giù l’inferno, una tempesta di fuoco, proiettili, razzi, e urla e strepiti. La gente sulla strada ci moriva davanti, e chi perdeva un braccio, chi la gamba, chi aveva la testa spappolata. Chi urlava per la perdita del padre, chi del figlio appena nato, chi l’amata. Le case crollavano sotto le fiamme e il ponte esplodeva su quel ruscello da fiaba ormai dipinto dal sangue. I miliziani saccheggiavano e stupravano, li davanti a noi, davanti ai mariti ai fratelli ai padri, e sulle montagne tutti uccidevano, tutti scannavano, tutti nella stessa lingua e pregando lo stesso Dio. Ma con rito diverso.

La mattina dopo era di nuovo tutto in ordine. La pace regnava sul cimitero, e su ogni croce, su ogni minareto, era scritto 1993.