#Oscienziat

I morti si trovano, sono i vivi che possono scomparire”. E lui scomparve, eccome. Gli addetti ai lavori qui, al Leonardo Bianchi, lo trattano come uno dei tanti ricoverati. Da quella volta in cui non si imbarcò mai su quel piroscafo, fu un susseguirsi di alloggi di fortuna in posti non battuti dalla allora società accademica borghese. Fuggire lo condusse fino al suo amico Carl Schmidt, pioniere tedesco della chirurgia estetica conosciuto durante il soggiorno a Lipsia nel ‘33, al quale poté chiedere un cambio di connotati, e il silenzio. Si fece vivo a metà del 1939 in quel di Napoli, e messo in manicomio dopo che ebbe dato così tanto spettacolo di sé da far accorrere i gendarmi che lo portarono via al suo grido: “Io valgo trentamila lire, TRENTAMILALIRE!” 

Si trova bene dove è: in compagnia di gente insana mentalmente, o fatta credere tale e personale infermieristico che lo canzona col nomignolo de ’o scienziat; e lui a volte si diverte a sottolineare: “Per la precisione sono un fisico, in parte ingegnere. Comunque…

Per non venire contagiato dalla pazzia latente di quel luogo scrive lettere ad una amico di penna immaginario, un tale Enrico, ed è solito chiuderle firmandosi Ettore, come Ettore Majorana.