#Direttivo 0.4

Samir era finalmente al sicuro.

Guardava gli aranci e sorrideva.

Il caldo opprimente gli ricordava la traversata nel deserto. Così come lo stupro subito la sera prima.

Ma la violenza l’aveva subita da una persona sola, non da una dozzina. E non l’avevano picchiato, ne gli avevano negato cibo ed acqua.

Ne l’avrebbero consegnato a un altro aguzzino che l’avrebbe frustato, rinchiuso per mesi dietro le sbarra con altre quaranta persone.

Non doveva più attraversare il mare su un gommone, finire nudo in acque così gelide da penetrargli l’anima come tante lame.

E non avrebbe visto annegare un altro figlio, ora che non ne aveva più.

Per assicurarsi il benessere, gli bastava scavalcare la recinzione del centro di accoglienza, andare a cogliere le arance, e tornare la sera.

E se nei campi lo bastonavano, era più raro. E poi pagavano un’enormità, dieci euro al giorno.

Più quello che gli davano al centro.

Li erano gentili, si stava in sei in una stanza riscaldata, tre pasti al giorno, qualcuno con un camice bianco che gli parlava ogni tanto.

Ogni tanto qualcuno gli offriva una sigaretta, erba, perfino del vino.

Il futuro era roseo.

Il 4 marzo, pensate a Samir.