#ChiSiLimitaèPerduto

A tutto c’è un limite” ripeteva, anzi, tuonava spesso mia madre a noi tre fratelli dopo che c’eravamo comportati in pubblico come dei babbuini urlanti. Non aveva tutti i torti, mi verrebbe da dire col senno di poi. Siamo riusciti a farci cacciare dai migliori alberghi come se avessimo seguito, prima di andare in vacanza, uno stage direttamente da Attila, il “flagello di Dio”.

Ma cos’è esattamente un limite?

Mettere limiti sembrerebbe oramai di moda. Non parlo dei divieti per carità, ma di quella stramaledetta tendenza a mettere le mani avanti su qualsiasi cosa e, ancora peggio, all’imporle anche agli altri.” E’ inutile che ci provi tanto non ce la fai”, “cosa stai a perdere tempo, non lo vedi che è troppo difficile per te?”. Segui il gregge, segui il gregge, come un mantra.

Ricordatevi che siamo cresciuti col “corri pure ma guai se sudi” e “scivola piano sullo scivolo”, frasi che avrebbero fatto uscire pazzi anche i drammaturghi del teatro dell’assurdo.

Limiti, imposizioni senza senso, che hanno solo minato la nostra fiducia.

All’alba dei quarantacinque anni ho imparato, con tanta sofferenza ma anche con tanto stupore, che tutti i miei limiti mentali, creati dall’ambiente o dalle mie paure, sono stati spazzati via dal mio provarci, magari anche fallendo, ma comunque provandoci.

Il provarci comunque non ti lascerà mai quell’amaro in bocca, quella sensazione di rassegnazione, quello sguardo un po’ spento, da pesce decongelato, del non averci provato affatto.