#FinisTerrae

Per Giggin o’ piscatur la fine del mondo era il porto di Pozzuoli. Qui, in una giornata particolarmente pescosa, tirò su un polipo di bauxite.

I polipi di bauxite erano creature straordinariamente intelligenti e, se cucinate a dovere, una vera prelibatezza. La loro creazione si doveva alla dispersione in mare di fusti radioattivi, gentile concessione della vicina centrale sul Garigliano.

Tutti a gridare allo scandalo, al disastro ambientale, e invece gli atomi avevano restituito al mare mostri, creature fantastiche e fenomeni soprannaturali, in breve la sua ragion d’essere luogo inesplorato, l’ultimo, autentico finis terrae in un mondo che non celava più misteri.

Ma a Gigino queste considerazioni romantiche non importavano granché. Aveva una famiglia numerosa da sfamare: un gatto, un cane, un pappagallo del Sud America e lo Stato.

Così, prima di raggiungere il mercato del pesce e contrattare, volle assicurarsi che il polipo fosse sulla sua stessa lunghezza d’onda.

“Uè ma tu si propr strunz” gli rispose questi dal fondo del secchiello, evidentemente contrariato dalla fine ingloriosa che l’attendeva.

La lingua lunga del polipo non prometteva nulla di buono, così Gigino pensò bene di avviarsi fino ad Amalfi, rinomata località turistica frequentata da stranieri facoltosi. Qui, il disgraziato polipo mise in scena la sua migliore commedia napoletana, purtroppo senza esito con il turista russo che lo comprò di mano a Gigino per cinque bitcoin.

Ma il polipo non fu soffritto nella vodka. Spedito a Mosca con pacco celere 3, fu addestrato e, nel migliore degli stereotipi, divenne una grande stella circense.