#Metallo

Una pioggia di piombo fuso.

Schiantava il suo passato distruggendo tutto. Spazzava via volti, luoghi, suoni, odori, parole.

Innaffiato di vino, di grappa, di scotch, di rum, di qualsiasi cosa avesse ingerito.

Urlava, nel buio di una stanza che non era appartenuta a nessuno, su un letto che aveva visto solo sesso sangue e insonnia.

E il telefono non squillava, non vibrava, non una parola ne una voce amica.

Solo una voce registrata, nera, cupa. Tutta l’energia di una cruenta guerra.

Attendeva il ritorno dell’amore, strappato alle menzogne. Dell’illusione da un breve viaggio, che era sembrato mai finire.

E poi sarebbe ricominciato tutto da capo, la consapevolezza che tutto il senso della sua esistenza era nell’accettare quel giro di note, volerlo ascoltare ogni giorno con la stessa forza con cui il fabbro forgia l’acciaio.