#Lasciareordine

Da quando sono morta vedo molto più chiaramente. Ad esempio, ho messo per sbaglio Cujo sullo scaffale a testa in giù, ma ora che sono morta non posso più sistemarlo. Sul tavolino da caffè sono sparsi i libri che stavo leggendo e una tazzina di caffè mezza piena e ormai fredda. Nel posacenere c’è una sigaretta fumata per tre quarti e poi spenta e una lista della spesa sporge dalle pagine delle Correzioni di Franzen (da morta non credo di aver più nulla da correggere). Mercoledì il gatto ha smosso il terriccio del bonsai, e una parte è caduta; è ancora lì, e io sono morta venerdì. L’insalata in frigo è diventata marrone, la banana si è annerita. Il letto, sfatto, mette in bella mostra una settimana di panni lavati e mai riposti, le calze preferite nere che non metterò più, gli slip di pizzo nero che nessuno mi toglierà più; nel letto non c’è traccia di calore, ormai le lenzuola sono fredde (stavo per dire come il mio corpo ma mi sembra di essere stata cremata. Appropriato: le ceneri potranno riposare scompostamente) anche se così ammucchiate sembrano essere state appena lasciate dopo una notte turbolenta. Il gatto è andato via, presto andranno via anche gli oggetti, i libri, le matite, vecchie bollette impilate senza ordine sulla scrivania, tre scontrini, l’etichetta di una sciarpa. Sul piatto ancora un disco, Gentle Giant: ho sempre avuto buon gusto. Dicono che prima di suicidarsi la gente voglia lasciare ordine dietro di sé. Mica è vero.