#LaSignora

Dai lunghi capelli neri e dallo sguardo profondo e mesto, continua a vagare per il mondo a testa alta, senza timore di niente e nessuno, senza remore.

Il tempo è passato, non è più giovane, ma nessuno si cura mai di chiederle la sua età e il suo nome. Spesso si limitano a chiamarla: la Signora.

Quando arrivò dal vecchio George, lui la stava già aspettando seduto sulla sua sedia a dondolo con quella fastidiosa flebo al braccio. Non molto sorpreso, le sorrise sconfortato dal grosso senso di autorità che la Signora emanava.

Sei in ritardo. Pensavo saresti arrivata molto prima.

Ho comunque mantenuto la promessa.

Eh, eh… Non posso darti torto. Ho sofferto, sai? Non avrei mai immaginato di arrivare ad essere impaziente di incontrarti!

Lei accennò un sorriso compassionevole, “Allora non ti faccio attendere ulteriormente. Andiamo.

Lo prese per un braccio, lo aiutò ad alzarsi, lo sostenne accompagnandolo verso la porta coprendogli la spalla con il suo lungo scialle nero. George ebbe un momento di esitazione davanti l’uscio e disse: “E pensare che non so neanche il tuo nome.

In realtà credo che nessuno lo sappia. È per questo che adesso mi ritrovo con così tanti soprannomi. Scegline pure uno, se vuoi.

Mentre George riprese a camminare al suo fianco, sorrise pensando a quanto sciocca fosse stata la sua domanda, ma non avrebbe saputo cos’altro chiederle proprio adesso che se ne stava andando, sorretto e quasi confortato, dall’abbraccio complice della Morte.