#NonAscoltarti

Ieri ho letto un racconto in cui un quarantenne scriveva una lettera al se stesso sedicenne per dargli alcuni suggerimenti su come vivere quella fase della sua vita ed evitare colossali errori. L’ho trovata una vera stronzata. Voglio dire, quando mai si è visto un adolescente dare retta ad un adulto? Se il me del 2020 facesse una roba del genere non lo ascolterei mai!

Ho deciso, quindi, di giocare d’anticipo e di scrivere per primo una lettera al me stesso quarantenne per frenarlo in tempo.

Mi chiamo Roberto (già lo sai), è il 1996 e ho appena compiuto sedici anni.

Più che una lettera sarà una richiesta: io non voglio sapere nulla di ciò che mi accadrà da qui a vent’anni. Voglio stupirmi, cadere, rialzarmi, trionfare da solo. Vuoi farmi giocare sul sicuro? Sarei solo un adulto pieno di rimpianti, che butterei, addosso alla poveretta che vivrà con me, già lo so. 

Ti ricordi Chiara, la ragazza in seconda fila con i capelli biondi ricci e folti? Ieri le ho infilato nel cappotto un bigliettino con la traduzione della canzone “Crash into me” della Dave Matthews Band. Quando è arrivata in classe stamani mi ha lanciato un’occhiata così luminosa da farmi mancare il terreno sotto i piedi. Sa che sono stato io. Forse tu potresti già dirmi se con lei funzionerà ma non voglio saperlo. Lasciami provare, come hai provato tu. Lasciami sbagliare, come hai sbagliato tu.

Un’ultima cosa: ti scongiuro, non tingerti i capelli!! Saremmo ridicoli.           -Roberto-