#Pollo

Non aveva provato mai un tale rimorso. Eppure in quei cinque secondi la situazione gli era sembrata così giunta al culmine da non poter agire diversamente. Gli ci erano voluti cinque secondi per prendere il coltello Arena dal manico verde e rosso, e piantarlo nel fianco del padre, verso il quale in quei cinque secondi aveva provato il più alto livello di disprezzo. Si aspettava le conseguenze di quel gesto? Di sicuro non gli occhi morenti del genitore che lo guardavano tra il terrorizzato e l’incredulo. E la madre? Lei stava lì, per terra, reduce dell’ultimo spintone che le avrebbe dato il marito. Era stata una delle solite, delle tante litigate: lei continuava a ripetergli cosa non andava bene, come avrebbe lui dovuto comportarsi coi parenti, cosa avrebbe dovuto dire o fare in questa o quella situazione, a tartassarlo di parole credendo che l’avrebbe ascoltata. Lui cresciuto a pane e “le femmine ogni tanto vanno picchiate”, per tutta risposta si chiudeva nel suo mutismo cosmico e a volte reagiva solo all’ultimo con le mani; un po’ per incapacità, un po’ per scarsa voglia di agire oralmente. Ma tanto ormai era tutto finito. Aveva di scatto allontanato le mani dall’impugnatura del coltello, ormai libero di sbattere a terra in un vibrante rumore. Si toccava strusciandosi le dita prima sulle guance poi giù lungo il collo, lasciandosi segni rossi simili a quando era solito giocare ai pellirosse col cugino. Avrebbe voluto star a giocare in quel momento.