#AutoscontriealtreMetafore

Ci sono cose che in fatto di cuore faresti meglio a non capire.

Sono quelle cose che uno normalmente tace, per non fare male all’altro.

Sono le parole trattenute, le idee inespresse, le discussioni mai discusse.

Ma tu le avverti.

Avverti quando un pensiero rimane troppo nella testa dell’altro, te ne accorgi da piccole cose, da una ruga fra gli occhi o perché gli occhi non te li fa più vedere.

Ma tu, che quelle cose le leggi, le senti lo stesso.

Senti il rumore dei pensieri dell’altro.

Senti il suo piede sul freno dei suoi sentimenti.

Vorresti dire: “Fai guidare me che qui pare di essere sull’autoscontro“, ma stai zitta.

Perché tu hai già tutto chiaro.

E’ l’altro che non ha ancora capito dove vuole andare.

Che si fa quando la situazione è ingarbugliata e confusa?

Si passa dalla cassa dell’autoscontro, si comprano un paio di gettoni, si lascia guidare l’altro fino a quando non suona la campanella.

Allora, invece di scendere, inserisci il gettone nella fessura del suo cervello e ti lasci portare dove vuoi tu.

Se scende dall’autoscontro, metti il gettone nella macchinetta e prendi tu il volante.

Ti scontrerai con qualcun altro che guida.

Non sarà la stessa cosa, ma almeno tu continuerai a girare lo stesso, lasciando l’altro a bordo pista, dove ha deciso di essere spettatore e non protagonista del gioco dei sentimenti.

Altrimenti, se proprio non ti va più di guidare, il Calcinculo è un’ottima giostra su cui farlo salire.