#Arigordilogica

A rigor di logica, Anna non avrebbe dovuto alzarsi la mattina, infilarsi le pantofole e farsi il caffè. A rigor di logica, Anna avrebbe dovuto lasciare il lavoro e prendersi una vacanza. Poiché però la vita non tiene conto della logica ma è un enorme bizzoso lancio di dadi, i tradimenti del marito avevano gettato Anna nella disperazione. Neanche allora avrebbe potuto lasciare il lavoro, per carità: anzi, le giornate in negozio la tenevano occupata. A rigor di logica, il futuro ancora prometteva sensibili sollevamenti d’umore. Quando il marito cominciò a picchiarla, Anna non smise di alzarsi la mattina, infilarsi le pantofole, prepararsi il caffè. Quando perse un po’ di sensibilità al lato sinistro del viso Anna, a rigor di logica, avrebbe dovuto abbandonare un po’ di smalto e invece tutte le mattine dal lunedì al sabato la moka fischiava sul fornello alle 7.35. Quando le vennero le crisi respiratorie per le percosse subite, Anna non si perse d’animo, ma di fiato quello sì; il negozio andava aperto, il caffè preparato, la tazzina sciacquata. Tralasciò magari le pantofole. A rigor di logica, quando il marito cercò di ucciderla con le sue mani, Anna avrebbe dovuto avvertire una certa pressione proprio sul petto, un campanello d’allarme. Quando Anna lasciò il marito, a rigor di logica tutto sarebbe dovuto migliorare; gli scherzi della vita vollero però che il solerte abbandonato si lanciasse con l’auto su di lei. A rigor di logica, Anna sarebbe dovuta essere l’eroina vincente.