#IlCaffè

Vuoi il caffè?

No. Devo andare, non ho tempo.

Devi trovarlo. Ti devo parlare.

Mario la guardò sorpreso. Non era il tono che abitualmente sua moglie usava, capì che la faccenda era seria. Si mise seduto, sbuffando.

Insomma, che succede?

Succede che basta. Sono trent’anni che siamo sposati. Trenta. Ti ho sempre sostenuto. Anche quando non sarebbe stato logico farlo. Ricordi? Hai lasciato il tuo lavoro tranquillo, per aprire il negozio. Avevamo la bimba piccola. E no. Non è andata come immaginavi. Ma non ho avuto esitazioni, né rimproveri per te. Hai poi deciso che dovevamo vivere qui, in campagna. Ti ho dato retta, non volevo, lo sai. Ma era il tuo sogno. Non ti è importato della fatica che facevo io, andare avanti e dietro dalla città per nostra figlia. La scuola, la danza, la spesa da fare, il medico. Facevo tutto io. E ora – sospirò – ora hai deciso che dopo la pensione andremo a vivere a 300 km da qui, nella casa dei tuoi genitori. A rigor di logica, la tua, dovrei fare come ho sempre fatto. Invece no. Non verrò Mario. Non più. Ho mia figlia qui e mio nipote. E non andrò a vivere lontano da loro. Non farò questa stupidaggine, sto invecchiando. E voglio passare con loro tutto il tempo che vorranno donarmi. Quindi ora se vuoi fare per una volta ciò che chiedo io, bene. Altrimenti pazienza. Non ti costringerò. Non userò lacrime né implorazioni. Ma ti avverto, non cambierò idea. Se vuoi andare vai pure. Ma solo… Ora, lo vuoi il caffè?