#Asterio

Il mio nome è Asterio, sono un necrofago.
Striscio e scavo sempre più a fondo senza voltarmi mai indietro.
Ruolo nel mondo: il massacrante lavorio delle mie fauci – e la subordinazione del mondo là fuori.
Quanti cunicoli abbia scavato è difficile a dirsi, perché ogni tanto perdo l’orientamento e sono costretto a strisciare indietro sulle mie tracce.
Intanto i tunnel si moltiplicano – perché si cerca per trovare qualcosa.
I miei simili sono tutti dispersi. Recito a memoria i nomi che ancora ricordo: Vladimir, Georg, Joseph, Gertrude, Max, Elia, Franziska, Arthur.
Da allora il mio lavoro è diventato ancora più silenzioso, quasi impercettibile. Continuo a sfondare ossa, a grattare via il terreno dai tessuti sgretolati e a sperare.
Non sapranno mai quello che ho appena scoperto: il bulbo dell’occhio. Le sue propaggini si perdono nella luce. Ora mi tocca anche andare là fuori, attraversare la cavità oculare. Infine, fare la muta, magari morire nel becco di un uccello.
D’ora in poi non potrò più essere un semplice necrofago, la muta esclude che si possa ritornare qui giù. Sono stato un verme per così tanto tempo che non conservo altra memoria. Un tempo, forse, fui anche l’uomo che ora divoro.
Come sola consolazione mi restano questi ultimi versi:
Eppure tu racconta loro bene tutta la verità,
dici: sono figlio di Terra e Cielo stellante
Asterio il nome; sono arido di sete, ma datemi
a bere dalla fonte.[1]

[1] http://www.crapula.it/filologicon-crapula-asterio-il-nome/