#LaNaja

Ho fatto domanda ma in ritardo e quindi non me l’hanno accettata, devo rifarla qua” dico.

Il soldato manco mi guarda e mi passa un modulo che compilo, firmo e glielo ridò.

Quindi?

Quindi ora vai fuori con gli altri e stasera, magari domani, se va bene te ne vai“.

Esco e ci fanno mettere in fila uno di fianco all’altro e ci spiegano che oggi il generale è al mare e che le domande per obiezione di coscienza verranno visionate domani.

E io come resisto in ‘sta caserma fino a domani?” Sperando sia davvero domani.

Dal gazebo dove i soldati spiegano, sento un graduato gridare verso di me e subito un soldatino arriva e mi dice di togliermi il piercing, dopodiché mi fanno la perquisizione alla borsa perché se ho il piercing, secondo loro, avrei anche la droga. E infatti me la trovano, ma son due canne e se le intascano zitti. Non protesto. Ci mandano poi in camerata e pretendono di insegnarmi a fare il cubo, un modo per piegare le lenzuola. Io ribadisco che voglio andarmene ma fotte sega a nessuno. Devo resistere. Vado a fumare e mi cazziano perché fumo sull’uscio, la butto e mi cazziano perché sporco il cortile. Resisto. A cena non so neanche cos’ho nel piatto, rinuncio e vado a letto. Sarà una notte lunga. E invece è breve perché mi svegliano all’alba. Colazione, attesa per parlare col generale, domanda accettata, resistiamo tutti altre due ore in cortile fumando un paio di canne prima che aprano il cancello per uscire, poi subito ai treni per tornare dalla mia ragazza che poi mi lascerà, al mio lavoro, che poi perderò, dagli amici che poi, col tempo, non frequenterò più. Però sono a casa, ho resistito, fanculo la naja.