#UnSacrificiodiPrimavera

Moglie mia, mia bella, ho deciso di unirmi alla resistenza. Sono partito stamane all’alba, segretamente, e non so quando potrò tornare. Non sarai d’accordo, lo capisco; chiamami pure folle, insultami se vuoi: lasciare così la famiglia, lasciarti così, sola e indifesa. Ma, se vado via, è anche per protegger te e i nostri figli, che mi spezza il cuore abbandonare.

Ho passato una vita a insegnare storia e filosofia ai ragazzi nelle scuole. Avrei potuto continuare. Ma con che volto presentarmi a loro, io, per convenienza servo di un partito di trogloditi, di un governo violento e immorale; io che gli intimavo d’essere liberi, nelle idee e nelle azioni; io che volevo renderli giusti, facendogli esplorare i meandri di un’intelligenza più alta, più grande, con che animo parlargli, celando l’oppressione che sento, che tutti sentiamo, fingendo di non scorgere ciò che è oramai palese, il sangue che scorre a fiotti nelle strade, le catene sonanti, le minacce e le prigioni. No, non potevo più.

Non farmene una colpa, non voglio siate coinvolti. Farò il partigiano sulle montagne, fino a che il corpo e la mente non diranno basta. Fino a che, spero, cadrà questo insano regime.

Ti amo, rondine mia, e vedrò te in ogni rondine del cielo. Penserò a te negli accampamenti, nelle battaglie e nelle veglie. Ti scriverò se posso. Dà ai bambini un bacio da parte mia e una carezza: digli che sono andato per regalargli un futuro migliore. E voi, similmente resistete: ci ritroveremo certo un giorno.