#LeçonDesthétique

Il Professore apre gli occhi e allunga il braccio sul comodino per controllare l’ora sul suo Audemars Piguet. Scosta il lenzuolo di percalle, indossa la vestaglia di broccato e cammina a piedi nudi sulle assi di acacia evaporata.
Si ferma alla finestra, sposta la tenda di velluto, apre le persiane e viene piacevolmente investito dal tiepido sole primaverile. Dà uno sguardo alla cupola del Pantheon e si dirige allo scrittoio in ciliegio, dove qualcuno gli ha appoggiato su un vassoio d’argento una teiera e una tazza in finissima porcellana bavaria, accanto a un candido tovagliolo in cotone di fiandra. Dà una sorsata e sorride soddisfatto per la temperatura perfetta e per il corretto tempo di infusione.
Sfiora il legno del suo BeOSound Moment per regolare il volume del terzo movimento: la Sesta di Mahler ha un preciso protocollo di ascolto. Si sdraia sulla dormeuse rivestita di seta écru e riprende il catalogo della mostra sui seguaci di Gaudenzio Ferrari lasciato la sera prima. Verso la fine del quarto movimento si alza, dirigendosi nella stanza da bagno. La vasca in ceramilux e rame spazzolato al centro dell’ambiente era stata programmata per riempirsi in quel momento e nell’impianto di areazione e di illuminazione partono le sessioni di aroma-cromoterapia.
Il Professore si denuda, si immerge nell’acqua leggermente colorata dai sali da bagno himalayani, sporge una mano fino alla tasca della vestaglia, estrae la Luger Parabellum e sparandosi in bocca si fa scoppiare la testa.