#SognoRealtà (Capitolo 2)

Il palazzetto è vuoto, aperto ma deserto. E’ presto, due ore all’inizio della gara, ma prima ci sono i rituali, tanti, aspetti da curare prima della palla a due. L’arrivo degli arbitri, l’accoglienza della squadra ospite, il riscaldamento, la riunione, la consegna della lista R, le carte di identità, la presentazione dei roster, il grido prima della partita. Gesti, piccoli, ma inevitabili.

Al mio arrivo qualche giocatore sta già tirando al canestro, è un gesto senza tempo, senza coscienza: è puro istinto che acquisisci da quando, nanetto, cerchi di fare canestro al tabellone più basso, quello del minibasket. Il custode ha già sistemato tutto, panchine, palloni per riscaldamento e partita, e l’unica strada che resta da percorrere è quella verso spogliatoi.

Arrivano gli avversari, in completo bianco, non so se giungano dalla Capitanata o dal Salento, ma poco importa l’importante è giocare. Il mio co-dirigente mi chiede se avessi portato la lista. Il mondo si ferma nella mia mente, cavolo ho saputo solo stanotte, prima di addormentarmi, che avremmo giocato, a casa non ho stampante, dovesse entrare lei in camera, sarò costretto ad uscirne. il mio pensiero corre alle disposizioni che obbligano la presentazione della stessa, pena multa e diffida, ma nel mentre penso ciò, il dirigente apre la borsa e mi presenta la lista R stampata.

Si comincia, ma non saprò mai l’esito della partita, il caldo, e la tensione onirica, mi fanno ricadere nel mondo della realtà, svegliandomi.