#SolePieno

Il gomito si piega, le dita si appoggiano alle labbra, aspiro forte, la cenere della sigaretta si trasforma in un sole pieno che brilla nel buio del riparo dove sono. Il Maggiore dice di non fumare quando si è sotto tiro di un cecchino e che la sigaretta è come un faro nella notte, ma la voglia è tanta. Sono partito perché avevo degli ideali. “Vado a salvare vite, a far del bene” dicevo, ma qua da salvare ci sono solo io e l’unica cosa buona sarebbe stare a casa. I nemici da vicino non li ho visti, qua si fa la guerra con armi avanzate, il corpo a corpo non c’è più, non è un film. Gli unici morti che vedo sono i civili. Bambini, donne, uomini: gente come noi, che ha l’unica colpa di essere nata nel posto sbagliato al momento sbagliato. O forse di sbagliato c’è solo ‘sta guerra che arricchisce i pochi e fa fuori gli altri. Che senso ha cercare la pace facendo il contrario? Un altro tiro di sigaretta, un altro respiro di vita. Tre ore che son qui e ancora nessuno che è venuto a salvarmi. Come potevo pensare che andare a combattere sarebbe stato bello? Solo ora che ho visto persone storpiate e morte capisco le stronzate che avevo e che mi hanno messo in testa. Ancora il gomito si piega, aspiro forte, guardo il sole pieno, e un puntino rosso appare sul dorso della mano, poi piano si sposta verso il petto, alzo gli occhi e vedo il laser dalla finestra del palazzo diroccato di fronte a me.

In realtà sto fumando in balcone e guardo la casa di fronte, ma la guerra non è una fantasia.