#RitornoallaVita

Un giorno, inaspettato, si presentò al proprio capo e, la risolutezza di chi ha meditato e preso un’ardua decisione, pronunciò queste parole di commiato:

“Sono qui a offrire le mie dimissioni. Ora mi osserva incredulo; la conclusione è sorta in me d’improvviso, e mi ha sorpreso per primo. Ho riflettuto, stanotte, sulla mia condizione, ed ho compreso allora la differenza che passa tra me e lei. Io lavoro per vivere, e realizzo me stesso nel tempo speso per me e per i miei cari; nei passatempi, nelle passioni, nelle relazioni esperite oltre queste mura d’ufficio. Lei, invece, vive per lavorare: la sua realizzazione, non trovandola là fuori, la edifica qui dentro, donandosi un senso che altrimenti, altrove, non scorgerebbe. Perciò io non sono mai riuscito a raggiungere le mete professionali più alte, cui comunque ho aspirato. Semplicemente, non vorrei per nulla al mondo sacrificare quegli affetti di cui la mia anima si nutre, come mi pare mio malgrado di star facendo, per divenire infine un uomo solo, seppur di successo. E che soddisfazione me ne verrebbe, se non potessi condividerlo con alcuno? Non perdonerei mai a me stesso una simile mancanza, né saprei tollerarla. Dunque, oggi do le mie dimissioni, accontentandomi di occupare un posto mediocre nel mondo. La ringrazio per l’opportunità concessami, e per tutto ciò che in questi anni mi ha insegnato. Con scelta cosciente e incontrovertibile, però, accetto d’aver fallito, e così sia”.

Alché, dal lavoro, tornò infine alla vita.