#TrainingDay

Sono indietro, ma sullo schermo continuano ad arrivare altre fatture, altre partite iva, identificativi cliente, numeri, lettere, codici e nessuna stele di Rosetta per decifrarli. L’impiegata anziana mi tiene d’occhio, sono quella nuova e ho già combinato un colossale pasticcio che ha dovuto sistemare lei, la tipa incazzata con la ricrescita grigia che non mi rivolge mai la parola e che prende il mio stesso autobus per tornare, con due ore in più in ufficio per rimediare a uno sbaglio che poteva costare a questo studio un verbale della Finanza da cinquemila euro.
Ricrescita mi ricorda qualcuno, ha un’aria familiare, anche se non frequento nessuno che compra Sorrisi e Canzoni, si veste di merda coi golfetti sulla gonna marrone e sotto i mocassini. Prima o poi mi verrà in mente.
Io non sono una contabile come le altre qui, sono arrivata scaraventata da una gigantesca raccomandazione, con la promessa che “siccome la ragazza ha bisogno ed è intelligente, si adatterà a qualsiasi cosa“. Di queste tre affermazioni posso confermare solo la prima. Se fossi tanto intelligente capirei da sola che adattarsi a qualsiasi cosa è impossibile.
Ce l’ho fatta, sono sull’autobus. Con mia grande sorpresa Ricrescita Infelice si viene a sedere accanto a me, anche se io faccio finta di niente e sprofondo nella sciarpa. Per tutto il viaggio non dice nulla, ma prima di alzarsi si gira verso di me. Il fischio del treno che passa accanto alla strada copre le sue parole, ma credo abbia detto “ero come te“.