#Anziani

Si alzò, prese il cappotto e uscì. La porta si chiuse che ancora sentivano le grida di Beatrice. Parole senza senso.

Aveva comunque smesso di ascoltarla da tempo. Lei in piedi, rigida, con le mani ovunque e quella bocca rovinosa che aveva detto tutto. E lui, fermo, pesante, su quel divano che avevano comprato insieme, quello rosso, quello bello, quello che sticazzi.

Scese le scale al buio e si fermò un attimo prima di aprire il portone del palazzo. Fuori avrebbe trovato la strada, il parco, il suo quartiere. Avrebbe attraversato quella strada, quel parco, quel quartiere. Si sarebbe perso un po’, cercando e non trovando.

Nel buio riusciva ancora a sentirla, Beatrice. Anni. Sei, tre meravigliosi. E poi? Cosa era successo? Ogni giorno a rincorrere la propria verità anche a costo di falsarla. Lui e il suo disagio, e lei e il suo astio. Mise la mano sulla maniglia, tirò e uscì.

Si ritrovò su una panchina a fissare le scarpe perdendosi tra pensieri pesanti. Avrebbe voluto correre via. Ma era stanco. Alzò il capo e guardò lontano.

Donne?

Tommaso si voltò. Alla sua sinistra un signore, anziano, con tutto il suo sorriso e quel plurale ancora in aria.

Sì. Donne. Vorrei andare via. Lontano.

Lontano – ripeté il vecchio – Ovunque tu vada, figlio mio, per lontano che sia, dovrai portarti dietro la persona che sei.

Tommaso sentì quelle parole. Dopo tanto fuggire sordo le accolse e le osservò.
Tornando a casa sorrideva. Salì le scale due alla volta, raggiunse Beatrice e fece l’amore con lei.