#Caduta

L’angelo più bello e più grande del cielo, Lucifero portatore di luce, tramò contro Dio per rubarne la potestà. Un’ambizione sconfinata l’aveva convinto a rivoltarsi, a credere d’essere pari all’Assoluto, di poter confrontarsi con l’Altissimo per ottenere la propria indipendenza. Perché, infatti, sottomettersi a qualcuno, seppure al proprio creatore (e chi mai aveva assistito a quella fantomatica creazione?), qualcuno che non doveva essere il più forte, se tutta la forza l’aveva trasmessa ai suoi angeli secondo una gerarchia stabilita? Né Uriele infuocato, né Gabriele infuso di potenza, né Raffaele il guaritore o Michele il principe erano uguali a lui. Dio però aveva predetto il Figlio come suo successore, promettendogli il regno su tutto ciò che era. Quanta invidia allora, all’annuncio solenne, quanta rabbia per la mancata elezione! Il popolo celeste applaudiva umile, ubbidiente all’autorità suprema. Ma egli prese con sé un terzo di quelle maestose schiere, abbagliandole con parole persuasive, instillando in loro biasimo e rancore nei confronti dell’Ordine costituito. Ingiustizia! era tra loro il comune pensiero, urlato a squarciagola. E Satana guidò le sue milizie contro Dio, e vi fu guerra furente, e la mano di Dio manifestò il suo potere, precipitando i ribelli con folgori nell’abisso, rinchiudendoli nel baratro di una fortezza infernale. Per essi la dannazione eterna; per il loro comandante il dominio della Colpa e della Morte. Il Signore gli aveva donato la libertà.