#CapitanZero(5)

Rimaneva estasiato dalle procedure, dai passaggi, dalle architetture mimetiche. Avrebbe voluto dedicare più tempo a quei gesti ripetitivi. Lo facevano sentire un mastro birraio.

Capitan Zero doveva farcela.

Aveva appena concluso il primo livello di analisi del fuoco, mancava solo il giudizio della giuria.

Si organizzò per una riunione tecnica con la ciurma.

Tutto in ordine, tranne un dettaglio. La scivolata plastica, anche detta “sistema a catinelle”. La rivide e la eseguì, ancora e ancora, finché non giunse finalmente il giorno del giudizio.

Ore 13:00, tutti seduti in assetto da guerra.

Capitan Zero iniziò con le “tre capriole dei Righeira”. Lineari, precise, impeccabili. Non ci credeva, le aveva svolte con maestria.

Poi si cimentò nella figura del “Fenicottero alla rovescia”. Grandioso.

Infine “il sistema a catinella”. La ciliegina sulla torta.

La tensione era al massimo. Gli occhi puntati su di lui, le mascelle serrate e l’addome contratto. Scaricò lo sciacquone e fu l’apoteosi. Urla di gioia, abbracci. Un successo senza eguali.

La giuria si alzò incredula. Tutto perfetto, ma aveva superato la linea di pressione massima sistolica. 145. Eliminati. Tutti a casa.

Morale: Fabio Grosso.

Perché nonostante tutto, nonostante i fallimenti, nonostante le sconfitte, le delusioni, e le battute infelici:  “il cielo è sempre azzuro sopra Berlino” e quel giorno , in quel preciso instante di vita, abbiamo vinto.