#IncassarenonvuoldireScassare

Non inizierò con una massima sul fallimento perché fallirei nel mio tentativo di essere un minimo originale.
Non vi dirò che nella vita bisogna fallire perché fa parte del successo e degli insegnamenti della vita, perché fallirei nel mio essere una costante pessimista.
Non vi dirò che ho imparato dai miei fallimenti altrimenti sarei famosa e ve lo direi in una di quelle interviste che mi farebbe Maurizio Costanzo.
Che poi, quelli che rilasciano interviste di questo tipo, non li trovate anche voi odiosi, con quel loro neonato ottimismo?
Riflettete un attimo: dietro ogni fallimento c’è il successo di qualcun altro.
Fallite in amore perché la tipa non vi si fila? Avrà successo un gatto randagio che troverà una padroncina!
Fallite a lavoro perché non vi hanno rinnovato il contratto? Avrà successo quello che vi rimpiazzerà.
Fallite nel perdere peso? Avrà successo l’economia del bar che avrete arricchito.
Fallite un esame all’università? Avrà successo l’ego del professore bastardo che godrà nel bocciarvi.
Non vi dico di gioire per gli altri. Incassate e non scassate.
Sarà che col mio pessimismo cosmico aspetto al varco i fallimenti e ciononostante mi incazzo come una bestia. Mi incazzo con me stessa o, al massimo, scasso l’unica persona concessa: mia mamma.
Sarà, ma a me piace dipingere le disavventure in modo tragicomico e colorito, altro che Andy Wharol e le sue Marilyn multicolor!
Solo che non sono Andy, altrimenti sarei già seduta su quelle poltrone rosse di fronte a Maurizio.