#Snooze

Non era niente di che.

In fondo si trattava di una cosa semplice, a pensarci bene. Banale.

“Non è niente di che” si ripeteva.

Ma allora perché titubava? Perché il suo cervello non riusciva a smettere di elaborare? Perché tentennava?

Tèn, tèn, tèn.

“Io non tentenno, odio tentennare! Non oso nemmeno pronunciarla quella parola” pensava, e tempo cinque secondi eccolo che ricominciava col suo noioso, noiosissimo pensiero.

Un chiodo fisso. Un tarlo.

Oddio i tarli!” disse portandosi le mani ai capelli.

Forse erano tarli, quelli che sentiva? Quei rumorini impercettibili, udibili solo se chiudeva gli occhi e si concentrava al massimo, erano tarli?

Avvertiva piccoli insetti camminare sul suo corpo. Piccoli schifosi esseri che s’infilavano in ogni pertugio come novelli Dottor Livingstone. Minuscole bestie pelose che pungevano l’epidermide, mordicchiandola… sbranandola.

Ma i tarli sono carnivori?” si chiese.

Quel pensiero deragliò il convoglio delle riflessioni che sostavano nella stazione che in quel momento faceva le veci del suo cervello.

È solo il frutto della mia immaginazione” sussurrò.

La sveglia del telefono risuonò per la seconda volta. O forse era la terza?

No, era la seconda!” urlò alzando un indice.

La prima volta aveva premuto il tasto illuminato, la seconda volta non se la rammentava proprio: quindi quella melodia che stava rimbombando in camera da letto doveva essere (per forza) lo snooze che lo avvisava!

Smise di tentennare.

Tèn, tèn, tèn.

E si tirò su dal letto.