#Ritorno

Sono sul pavimento. Forse è una strada? Sento l’asfalto ruvido sotto il palmo della mano destra. C’è luce, quindi forse è già mattina, ma non so dove sono, non ricordo. Mi alzo in piedi ma mi sembra di avere le giunture di legno.

Plop. Qualcosa mi cade sulla spalla e poi a terra; sembra carne, è grigia e sporca di sangue rappreso.

Mi tocco il viso: è un pezzo della mia guancia ad essere scivolato giù. L’orrore che dovrei provare è spazzato via dal ricordo della notte appena passata: sono saltata giù dal balcone.

Abito al quarto piano, pertanto in un imprecisato momento tra il salto e il risveglio sono morta. Non sento dolore, ma ho le calze rotte, odio le calze rotte.

È un occhio quello in terra?

È il mio occhio, quello in terra. Ma cos’è questa, una resurrezione? Quella che chiamano una seconda possibilità? Raccolgo l’occhio, mi sembra irrispettoso lasciarlo in terra; se devo vivere di nuovo preferisco averli entrambi. Faccio alcuni passi lenti. Dio, sembro uno zombie di Romero, sono lo stereotipo della non-morta. O non-viva? Forse allora voglio vivere, vivere di nuovo, vivere davvero anche da morta. Riconosco la strada, è deserta, è così presto. Voglio tornare a casa.