#LultimaChiave

Siamo arrivati alla fine di questa piccola raccolta di chiavi spaiate nata dal “se lo racconto non mi si crede“.
Questa settimana, nel cercare di dare un senso a questa carrellata di (dis)avventure sentimentali ho provato a partire da me, da cosa ho cercato e, di base, da dove ho sbagliato.
Mi consola che di storie come la mia ne è pieno il mondo.
Sono la figlia di “Non è la Rai” e la madre dei selfie brutti, ma che tanto con un paio di filtri Instagram vanno bene.
Mi trovo in mezzo, come il mercoledì. Sono una ex romantica diventata cinica a forza di visualizzati senza risposta.

La verità, forse, è che non so nemmeno io cosa fare.
Di tutte le chiavi spaiate che ho incontrato e di cui vi ho parlato ne ho tralasciata, forse volutamente, una. L’ultima chiave spaiata sono io. Sono io nel momento in cui dico -per incoscienza- e quando dico no, per paura. La chiave spaiata sono io, con tutti i miei errori, quelli del “me lo potevo risparmià” perché la storia del “meglio vivere di rimpianti che di rimorsi” è vera fino ad un certo punto. Alcuni esperimenti sociali, arrivate a 30 anni, ve li potete risparmiare, fidatevi.

Presto andrò ai matrimoni delle mie 3 più care amiche – che in amore hanno avuto più fortuna di me – e forse ci andrò da sola, ma consapevole di aver applicato alla mia vita sentimentale le stesse scelte fatte in ambito professionale, quelle di non accontentarmi, mai, di non arrendermi e di aspettare il mio Unicorno.
E se non dovesse arrivare, poco male, sarò la zia figa.