#EntrataInCircolo

Questa è la storia di una moneta, una come innumerevoli altre, del valore di un euro, coniata dalla Zecca dello Stato italiano su indicazione del Ministero dell’Economia, secondo l’ordine ricevuto dalla Commissione europea e dalla Banca Centrale, le cui regole ferree riguardo al volume monetario disponibile, è noto, non possono essere mai contraddette.

Sopra questa bella moneta un misconosciuto artista rappresentò l’immagine dell’Uomo vitruviano, straordinario disegno di Leonardo Da Vinci, a simboleggiare l’umanesimo rinascimentale: il denaro al servizio dell’uomo, e non invece l’uomo al servizio del denaro.

Dopo esser stata coniata, fu depositata in una delle filiali della Banca d’Italia sparse sul suolo italiano, in attesa di essere messa in circolazione. Non vedeva l’ora di uscire da quella gabbia, fuori nell’economia reale, di passare nei portafogli e nelle tasche di persone diverse e, così, visitare il paese in lungo e in largo. Le monete più anziane, deteriorate dagli anni e oramai sostituite in attesa d’essere distrutte da quel Dio che le creò, l’avevano istruita sulle cose del mondo; lei sperava non sarebbe rimasta a lungo inattiva, né sarebbe finita per troppo tempo in qualche cassa di negozio o supermercato, a invecchiare senza conoscere.

Ed ecco che venne il suo momento quando un’anonima banca commerciale esaurì le sue scorte e, rimpolpata a dovere dall’istituto centrale, la elargì a un uomo qualunque allo sportello insieme ad altre, sicché questi ne prese possesso.