#IlPortafortuna

Marco era sconvolto. Aveva rovistato ovunque senza trovare la sua moneta porta fortuna. Dove poteva essere? La metteva in tasca ogni mattina, erano anni che non usciva di casa senza di lei. Dodici, per l’esattezza. Dal giorno in cui l’aveva trovata per terra, andando al liceo. Un euro del Lussemburgo, con il volto del granduca e le dodici stelle.

L’aveva infilato in tasca sovrappensiero, ma più tardi, interrogato a sorpresa in chimica, senza aver aperto il libro, aveva risposto a tutto, e ottenuto il voto più alto del quadrimestre. La moneta era diventata il suo amuleto infallibile, irrinunciabile per tutti gli anni dell’università. L’aveva con sé il giorno del colloquio in banca. Un paio d’anni dopo, stringendola nella mano, aveva ottenuto la promozione, prima di una serie. E la teneva nel taschino all’altezza del cuore quando Nina gli aveva detto sì.

Non poteva averla perduta. La sera prima, in balcone a fumare, s’era tolto la giacca, doveva essere ancora là, sulla sedia. Corse a cercarla, frugò nelle tasche: vuote. La scosse, nulla. La gettò con rabbia e s’abbandonò ai singhiozzi. Il clamore dei suoi lamenti coprì quello della moneta che, fuoriuscita da un buco nella tasca, rotolò lungo il balcone fino a cadere nel vuoto.

Luca camminava con gli occhi bassi, era un giorno nero, uno dei tanti. Scorse un luccichio. Si chinò. Un euro, con il faccione di un tizio, sopra, e la scritta “LËTZEBUERG”. La mise in tasca, magari gli avrebbe portato fortuna.