#IlCecchino

Salih cercava di respirare piano mentre gli bruciava la gola.

Temeva di tossire, anche se a quella distanza non l’avrebbero sentito.

Erano li, all’incrocio, lui appostato alla finestra al secondo piano di casa sua. O meglio di quello che ne rimaneva, sventrata com’era dai colpi di artiglieria.

Parlavano ad alta voce, padroni della città. Accento Irakeno, dovevano essere quei bastardi dell’esercito sciolto di Saddam. Gli stessi che sotto le bandiere nere avevano stuprato sua madre per poi sgozzarla insieme a suo fratello. Ora mercenari con l’esercito libero.

Salih tremava, aveva la febbre, la vista offuscata. Un rumore, un errore e non avrebbe più rivisto sua sorella Ayse.

Era partita da due settimane, doveva essere al sicuro lei.

Salih era rimasto, non voleva lasciare casa, troppo dolore per rimettersi in cammino, meglio morire col fucile in braccio dove era nato che in mezzo al deserto.

Ora però aveva paura.

Senza pensare, meccanicamente puntò il fucile.

Salih sapeva di non essere intelligente e si fidava del suo istinto. Qualcosa nella sua testa avrebbe mosso le braccia, le dita al momento giusto. La pigrizia tante volte gli aveva salvato la vita.

Il dito si contrasse da solo.

Vide la testa del bastardo a destra esplodere come un palloncino.

Un attimo di esitazione.

L’altra carogna si voltò di scatto.

Colpito alla spalla, saltò dietro il muro urlando di dolore.

Era fuori tiro.

Altri mercenari sarebbero venuti a prenderlo.

Salih si inginocchiò, scoppiò a piangere.

Era il Newroz 2018.