#IlPensionato

Un vecchio pensionato romano ritirò 801,43 euro allo sportello della sua banca. Tale era l’importo, appunto, della sua pensione, oltre il quale non era riuscito a elevarsi, lungo un arco di oltre settant’anni, per contributi versati.

La moneta da un euro – che d’ora in avanti chiameremo Monia – era affezionata a quest’uomo come al suo primo padrone e avrebbe voluto vederlo vivere una vita più agiata. Aveva sentito parlare di un’epoca, sorta di età dell’oro dei pensionati italiani, in cui la retribuzione degli anziani che cessavano il lavoro dopo decenni di dure fatiche e fedele servitù dello Stato ammontava esattamente alla quota delle ultime retribuzioni guadagnate. Quelli sì, che erano stipendi degni di un’esistenza adeguata alle esigenze dell’individuo, così come la gloriosa Costituzione italiana sancisce e sanciva. Ma oggi, ahimé, non era più questo il caso, e il nostro si arrabattava per sopravvivere nel modo più buono possibile tra tasse, bollette e spese varie.

Una cosa saltava, però, all’occhio curioso di Monia. Nonostante gli stenti, la solitudine (figli e nipoti l’avevano infatti abbandonato alla sua sorte quale scomodo peso, nonostante la devozione da lui sempre dimostrata loro, e la moglie era passata a miglior vita ormai da tempo), la salute malconcia e la monotonia dei giorni, egli sembrava stranamente pago di se stesso. Era chiaro, osservandolo nelle sue pratiche quotidiane, che era felice, quasi fosse consapevole di aver compiuto al meglio il proprio dovere.