#Afa

L’aria calda che entra dal finestrino abbassato dell’auto contribuisce ad alleviare leggermente la sofferenza per questo pomeriggio milanese di metà agosto da pezzenti. Ma eccomi arrivato a casa della mia amica: parcheggio, citofono, salgo, propongo, proposta approvata, scendiamo, macchina e ci dirigiamo dal pusher della bamba. Arriviamo sotto il palazzo, gli telefoniamo per dirgli che siamo lì. La cosa funziona così: si va davanti al portone aspettando che ti apra, entri e lui ti aspetta nell’atrio, ti dà la pallina, tu paghi e te ne vai. Ma oggi c’è un’anomalia: c’è già qualcuno davanti al portone, sembra come se aspettasse che qualcuno dovesse uscire, ed è italiano. Prima di scendere, l’amica mi rassicura sul fatto che anche lei pensa sia un agente in borghese. Vado, guardo il tipo: alto, serioso, capello corto curato, camicia fuori bianca, sunglasses. Ad agosto, a Milano fuori casa di un pusher e non acquista… sbirro sicuro! Il portone si apre, mi infilo dentro e chiudo, dalla penombra appare il gambiano, sputa la pallina, lo pago e sparisce di nuovo. Il tipo è ancora fuori, mi infilo la pallina negli slip giusto per dargli fastidio quando gliela darò in mano. Esco e subito mi dice: “Scusa, sai mica se ci sono trans in ‘sto palazzo?” “No, mi spiace, sono venuto a prendere la bamba io, non so se…” “Ah, ok, scusa“, “Ma no, figurati.
Ci salutiamo, raggiungo l’amica in auto che mi chiede cosa m’ha detto e intanto sta già preparando per stendere. Che bella Milano ad agosto.