#LIllusione

Stanco della monotona esistenza di monaco sulle montagne del Tibet, l’apprendista confessò un giorno al proprio mentore:

“Signore, questo vivere mi annoia. Trascorrere le giornate in meditazione, ogni dì uguale all’altro, tanto da non distinguer più l’ieri dall’oggi, l’oggi dal domani, mi provoca tedio e stanchezza. I pasti radi e scarni, la purificazione del corpo, gli esercizi spirituali, i lavori utili non mi danno alcuna gioia. Vorrei sperimentare nuove cose: viaggiare, conoscere, relazionarmi con esseri umani da qui mille miglia lontani; perché no, appropriarmi dei prodotti materiali del lavoro umano e lavorare io stesso per un guadagno. Non vedo nulla di male in ciò. Ho bisogno di cambiare vita.”

L’anziano saggio restò silenzioso, gli occhi fissi su quel giovane sprovveduto. Quindi ribatté con voce autorevole:

“Va’ pure oggi stesso, segui l’ordine imposto dai tuoi desideri, correndo dietro al cambiamento come tutti i tuoi simili; io non ti impedirò di assecondare la tua natura. Ma ricorda le mie parole: tutto ciò che vedrai, nel divenire fluido del mondo, quel che proverai coi mutamenti interiori e esteriori, tutto questo è illusione. Ogni gioia svanirà con l’esaudimento degli impulsi, e sarai condannato a ripetere un destino di perenne insoddisfazione, schiavo delle tue aspirazioni.”

Il novizio ascoltò assorto, poi prese i suoi pochi averi e fece per partire dal tempio lacustre, verso la città. Appena fuori il confine, si fermò d’un tratto, e d’un tratto fu illuminato.