#Direttivo 1.4

Amalia tornò a casa quel venerdì stremata dalla giornata lavorativa.

La settimana era stata intensa. Il week-end di pasqua l’aveva stravolta. Rivedere le due nipotine l’aveva riempita di gioia, quelle creature che sue sua sorella aveva messo al mondo con tanta fatica, che sentiva di amare tanto.

Avrebbe avuto volere figli anche lei, ora che aveva 30 e sentiva il ticchettio dell’orologio biologico metterle pressione.

Eppure si chiedeva come avrebbe fatto, se non riusciva neanche a resistere sotto lo stesso tetto delle nipotine che facevano tanto casino e non la facevano dormire.

E dove avrebbe trovato le energie, lei che ogni sera tornava da lavoro e non voleva vedere nessuno?

Che le faceva fatica rispondere alle decine di messaggi che quelle rompipalle delle sue amiche le mandavano ogni volta che stava per mettersi a letto?

Si schiaffò sotto la doccia e iniziò a preparasi per la serata.

Michele l’avrebbe portata a cena fuori per la terza volta.

Un bravo ragazzo, con un buon lavoro, simpatico, intelligente, tutto sommato un buon partito.

Ma che fatica uscire il venerdì sera dopo lavoro! Le sembrava un obbligo, anche se lo aveva proposto lei.

E poi c’era da decidere dove sarebbe andata in vacanza quell’estate, e mica poteva farlo con lui, troppo impegnativo.

Quella sera avrebbe lasciato finire piacevolmente la cena per poi dirgli che sarebbe stato meglio continuare a vedersi come amici, senza legami.

Amalia era un’utilitarista convinta, eroina dell’era dell’egoismo narcisista.