#Intermezzo(I)

Nelle relazioni, la prima separazione risulta sempre particolarmente traumatica. Così fu per Monia, quando per la prima volta dovette lasciare il suo caro padrone. Quel giorno, nonostante l’aspettasse, ella non aveva idea di star per essere abbandonata d’improvviso, senza nemmeno accorgersene, nel pieno del riposo; senza peraltro poter salutare il vecchio – e, ad ogni modo, non era in grado di comunicare se non con altre monete -, quando egli, una mattina, si recò a comprare il pane e spese quattro euro al supermercato, dei quali lei era uno. Svegliandosi nel buio di una cassa del banco di panetteria pianse molto, ma non ebbe tempo di pensarvi troppo su, vista la confusione di monete, tutte gemelle, che trovava accatastate intorno a sé, tanto da non poter respirare liberamente. Il passato era andato: occorreva voltare pagina, escogitare un modo per scappare di lì, prima di marcirvi.

Il problema era che, a rigore, un modo non esisteva. Non aveva arti ad aiutarla, né capacità particolari di movimento che non fossero dettati da forza gravitazionale o d’urto; così le sue sorelle. Pertanto, ben presto si placò, rassegnandosi al proprio destino. Com’era bello accompagnare il pensionato nelle sue pratiche quotidiane, e com’era comoda quella culla, al caldo di una giacca sgualcita! Sognava quel che era stato sperando si ripresentasse presto. E la fortuna, stavolta, l’accontentò, giacché il panettiere la prese, sorta di mancia, per sé, com’era solito fare ogni mese di soppiatto.