#Cena

Eravamo appena entrati nel ristorante e già aveva iniziato a spaccare i coglioni ai camerieri perché non ci avevano tenuto il tavolo prenotato mezzora prima. Essì che l’aveva scelto lei..

Ero in trappola. Decisi di affrontare la serata con questa sconosciuta come un natale coi parenti. Scelsi quindi accuratamente la bottiglia di Sauvignon che mi avrebbe salvato.

Iniziò a ordinare tutti i piatti più cari sulla carta, tanto avrebbe pagato il sottoscritto. Almeno si fosse messa un po’ più scollata per rendermi allegra la serata. Tracannavo un bicchiere dopo l’altro mentre lei scattava foto alla sala più pacchiana in cui avevo consumato un pasto in vita mia. Foto orribili che guardavo sorridendo fra un bicchiere e l’altro.

Si lamentava della sua coinquilina che si faceva le canne (mentre io stavo sfattonando dalla sera prima), del suo ex che beveva troppo, del lavoro dove faticava, dei suoi trentanni.
Io ormai stavo a fine bottiglia e annuivo controllando il respiro per non farmi sgamare.

Il dolce fu la catastrofe finale, c’era un capello dentro, il suo, che guardò con orrore e rinfacciò con voce d’arpia alla povera cameriera che stava saltando fra un tavolo all’altro da tre ore manco fosse Carl Lewis.

La riportai a casa, mi ringraziò per la serata e la salutai senza baciarla.

Il primo bar d’indiani era 500 metri più un la.

Grappa grazie, barricata

Tornato a casa feci i conti: fra cena e altro mi era partita una piotta. Avrei fatto meglio ad andarmene a mignotte.