#LaStoriadelSignorPrudenzio

Questa è la triste storia di Prudenzio Cauto, che tutta la vita volle rifuggire il rischio.

Bambino, giocò sempre dentro casa, per evitare brutti incontri; con palle di gommapiuma, per non rischiare danni. Solo, naturalmente: con gli amici c’è sempre l’eventualità di litigare.

E di amici non volle averne mai: non sopportava l’idea di esserne un giorno deluso, tradito, amareggiato. Per ragioni simili rifuggì l’amore: certo, avrebbe potuto renderlo felice un breve istante, ma il rischio di soffrire era troppo grande.

Per paura delle scelte sbagliate, non ne fece alcuna: ripeté gli studi di suo padre e ne riprese il mestiere. Ma niente ufficio, troppo il rischio di incidente, durante il tragitto casa-lavoro; troppa la paura di fare brutti incontri. Fu commercialista da casa propria, con i clienti parlava per telefono o per iscritto. Solo clienti fidati, già clienti di suo padre.

Com’è naturale, non cercò mai casa: e se avesse scelto male? Se si fosse fatto truffare? Se fosse capitato tra vicini sbagliati? Restò nella casa dei genitori: stava in piedi da sessant’anni, era la prova della sua solidità. E non cambiò mai i mobili, per le stesse ragioni, nemmeno dopo la dipartita dei genitori. Erano mobili antichi, di legno massiccio; solidi e affidabili, lo facevano sentire al sicuro.

E fu schiacciato sotto uno di quei solidi armadi. Morì così Prudenzio. Proprio in quell’attimo, vedendoselo franare addosso, tradito da un tassello usurato, capì: non si può vivere senza rischiare.