#Chai

Uscì dalla stanza portando fuori l’insoddisfazione di chi avrebbe voluto confidarsi con un’amica senza riuscire a dire nulla. Bisognava pensare alla prossima missione, al prossimo messaggio da portare senza conoscerne il contenuto. Venne assalita dalla tristezza, da un cupo senso di solitudine. Non aveva nessuno, erano tutti morti, forse anche suo fratello. Quelli con i quali combatteva un giorno sarebbero spariti, morti o tornati a farsi gli affari loro. Magari sarebbe morta pure lei senza doversi preoccupare di rimanere sola.

Era una serata piacevole, l’aria era insolitamente dolce, trovò Ferman davanti casa. Da quando aveva perso mezza gamba durante uno dei bombardamenti aveva continuato la resistenza insegnando ai piccoli a leggere e scrivere e alle nuove reclute a maneggiare fucili.

Sapevo saresti venuta.

Ayse si sedette accanto a lui, sopra un bidone fuori dalla porta a fare da sgabello.

Dov’è Salih?

È rimasto.

Si alzò sulle stampelle senza dire nulla ed entrò. Uscì accompagnato da una bambina che portava due tazze di chai.

Avevi ragione tu, quando dicevi che gli americani ci avrebbero tradito.

Ferman rimase a fissare il fumo uscire dalla tazza.

Ci tradiscono sempre tutti, è la nostra storia. I nostri nemici di oggi possono essere gli amici di domani. Ed è vero anche il contrario.

Che speranze abbiamo? Dipendiamo da feudatari che non sanno neanche dove siamo sulla cartina.

Non dobbiamo dipendere. Non dobbiamo sperare. Dobbiamo resistere e avere fede.