#IlPanettiere

Nonostante quel piccolo furto mensile, il panettiere era una brava persona. Monia se ne accorse ben presto e benedì la sua buona stella. Certo, non era facile svegliarsi prima dell’alba, lavorare quando ancora la città dormiva. Ma, in un certo senso, trovava quelle stanche passeggiate al buio rilassanti e, soprattutto, amava vedere il cielo colorarsi pian piano del chiarore del mattino. Pensava che un uomo del genere, che avesse accettato di vivere questa vita faticosa e perlopiù solitaria (al ritorno non poteva esimersi dallo stendersi sul divano o sul letto, e dormire per rinfrancarsi dalla giornata, quando tutti i suoi cari iniziavano la propria); un uomo simile, si diceva, doveva essere certamente una persona di sacrificio, che avrebbe sopportato qualsiasi supplizio per la propria moglie e i propri figli. Così era: per loro avrebbe dato via un braccio o una gamba, e lo stesso valeva per gli amici più stretti, tanto era generoso nel dare a chi gli aveva dato. Un’altra cosa che Monia amava, e in questo rispecchiava le sensazioni del suo padrone, era sentire l’odore del pane appena sfornato, modellato da mani esperte. Quanto avrebbe voluto poterne assaggiare anche solo un pezzo, sentirne la croccantezza della crosta e la morbidezza della mollica in bocca e sulla lingua! Ma, ahimé, non aveva bocca né lingua, e il gusto gli era precluso. Ciò non le impediva di contemplare, in lui, l’arte della creazione, che rendeva questo semplice signore di mezza età simile a un Dio.